STORIE: James Connolly, un leader sindacale e politico.

LEGGI L’ARTICOLO. La figura di James Connoll è poco conosciuta in Italia, eppure è stato uno dei più grandi leader sindacali e politici del suo tempo; nel centenario della sua morte riteniamo importante farlo conoscere ai lavoratori italiani, anche perché in questo tempestoso periodo si sente forte la necessità di spunti di riflessione e punti di riferimento. James Connolly nasce ad Edimburgo, Scozia, nel 1868 da immigrati irlandesi, a soli undici anni  lasciò la scuola per lavorare, vivendo sulla sua pelle lo sfruttamento del lavoro minorile.
Da ragazzo si interessò alla attività sindacale e divenne Braccio destro di James Larkin nell’”Irish Transport and General Workers Union”; in seguito fondò nel 1913 l’Irish Citizen Army (ICA), un gruppo armato e ben addestrato il cui compito era quello di difendere lavoratori e scioperanti, in particolar modo dalla brutalità della Dublin Metropolitan Police; nonostante contassero al massimo 250 membri, il loro obiettivo divenne presto l’instaurazione di una nazione irlandese, indipendente e socialista.
Nel 1916, considerando gli appartenenti all’organizzazione “Irish Volunteers” (irredentisti irlandesi) troppo borghesi e poco focalizzati sull’indipendenza economica dell’Irlanda e pensando che fossero poco risoluti nel prendere le armi contro l’Impero Britannico, aderì il 24 aprile del 1916 alla Rivolta di Pasqua, Connolly era Comandante della Brigata di Dublino svolgendo di fatto il ruolo di Comandante in Capo della rivolta.
La rivolta fu soffocata con la forza e James Connolly fu fucilato dagli inglesi dopo la cattura; era stato ferito così gravemente durante i combattimenti da non riuscire a stare in piedi per l’esecuzione,  difatti fu condotto davanti al plotone legato su di una sedia.
Lenin fu un grande ammiratore di Connolly, egli infatti criticò gli altri comunisti, che avevano bollato la ribellione in Irlanda come borghese; secondo Lenin, infatti, nessuna rivoluzione era pura, ed i comunisti avrebbero dovuto unirsi con altri gruppi di insoddisfatti per rovesciare il preesistente ordine sociale. Connolly fu tra i rari politici di sinistra della Seconda Internazionale che si opposero alla Prima Guerra Mondiale, ciò lo mise in contrasto con molti leader dei partiti europei di sinistra, famose  erano,  tra i rivoluzionari più  risoluti, le sue asserzioni: 
“Se eliminaste l’esercito inglese domani e si issasse la bandiera verde in cima al Castello di Dublino, a meno che non si disponesse l’organizzazione della Repubblica Socialista i vostri sforzi sarebbero inutili. Il Regno Unito vi governerebbe comunque: Lo farebbe tramite i suoi capitalisti, i suoi coloni, i suoi finanzieri, attraverso l’intera massa di istituzioni commerciali e individualiste che ha piantato nel paese abbeverate con le lacrime delle nostre madri e il sangue dei nostri martiri. Sì, amici, i governi nella società capitalista non sono che committenti del ricco per gestire gli affari della classe capitalista”.
Fondamentalmente non fu un rigido intellettuale, ma un organizzatore pratico e risoluto non a caso era  membro della radicale organizzazione sindacale dell’ “I.W.W. “ (Industrial Workers of the World), organizzazione  fondata  il 27 giugno del 1905  a Chicago da un   gruppo  186 di attivisti appartenenti al movimento operaio statunitense tra cui spiccavano : 

  • Mary Harris Jones, irlandese, inarrestabile agitatrice sindacale. I suoi oppositori la indicavano come la “donna più pericolosa d’America”,presente ad  organizzare tutti gli scioperi, come quello dei ferrovieri nel 1877 a Pittsburgh;
  • Eugene Victor Debs, oratore carismatico. Durante lo sciopero contro i licenziamenti operati dalla Pullman Palace Car Company nel 1894, Debs fu arrestato e condannato a 6 mesi di prigione; il 29 giugno 1905 tenne il discorso di apertura alla convention per la fondazione dell’IWW a Chicago;
  • Lucy Eldine Gonzales Parsons (africana, già militante nell’organizzazione per i diritti razziali e le pari opportunità Working People’s Association (IWPA), poi distintasi come attivista anarchica e promotrice dell’IWW; morì nell’incendio di Chicago del 1942);
  • William «Big Bill» Haywood, inventò lo slogan Eight hours of work, eight hours of play, eight hours of sleep– eight hours a day!. Lo Stato dell’Idaho incriminò e condannò “Big Bill” nel 1907 con l’accusa di aver organizzato l’assassinio del Governatore Frank Steunenberg, la cui casa era stata fatta esplodere con le bombe usate dai minatori nelle miniere d’argento dell’Idaho.
  • Elizabeth Gurley Flynn, definita “la Giovanna d’Arco dell’est“, Sostenne la campagna a favore di Sacco e Vanzetti, quella a favore del suffragio Nel 1948 fu arrestata per violazione della legge sull’immigrazione, e condannata a due anni di carcere. Fu sepolta per sua volontà accanto alle tombe dei martiri di Haymarkets (gli operai impiccati il 1° Maggio del 1886 a Chicago);
  • Ralph Chaplin, a sette anni fu testimone dei disordini accaduti nello sciopero della Pullman Palace Car Company. Fu promotore della campagna per «impedire, ostacolare e far ritardare l’esecuzione di undici Leggi del Congresso» riguardanti l’entrata in guerra degli USA, e per questo fu condannato per spionaggio a 20 anni di carcere e ad una multa di $20.000.
    Mentre si affacciava sulla scena politica l’IWW, le aziende e il governo americano cercavano di esercitare un forte potere di controllo su tutti i sindacati, a questa pressione si piegò la American Federation of Labor, accettando di opporsi agli scioperi e di tenere a freno le pretese dei lavoratori (fornendo anche dei crumiri tra i suoi membri, ove necessario), in cambio del diritto di insediare le propria struttura sindacale nelle fabbriche.

    Gli Industrial Workers of The World, i Wobblies (termine che approssimatamene significa “ itinerante” cioè persona  pronta per trovare lavoro a spostarsi nell’immenso territorio degli USA) questo era il nome con il quale erano conosciuti gli iscritti all’IWW, perché anch’essi viaggiavano di continuo per propagandare la loro organizzazione, avvertirono la necessità di rivendicare i diritti negati e lottare per ottenerli, pagando sulla propria pelle il loro coraggio e la loro ostinata determinazione.

Il 2 novembre 1909,  ad esempio, il governo municipale di Spokane (Washington) arrestò alcuni wobblies che tenevano comizi per le vie della città, l’IWW decise allora di scendere in piazza, lo scontro durò fino al 1 marzo del 1910, gli wobblies salivano a turno su di una cassetta di legno e arringavano la folla, quando venivano arrestati un altro attivista prendeva il loro posto, e ancora e ancora.
Vennero incarcerati quasi 600 uomini e donne,  i pestaggi dei poliziotti e dei vigilantes causarono quattro morti, 200 wobblies attuarono uno sciopero della fame che durò 13 giorni, seguito da un altro di 45 giorni a pane e acqua, le celle erano strapiene di attivisti che urlavano e cantavano: “Non c’era prigione negli Stati Uniti d’America che avrebbe potuto contenerci tutti, noi non ci stavamo dentro le loro celle strette, umide e piene di topi perché eravamo un’unica grande unione e questa cosa, Charlie, la scrisse a caratteri cubitali sui muri della città”.
La storia di James Connolly e degli IWW è un utile elemento di discussione per  valutare la attuale situazione del sindacalismo di base in  Italia, che vede oltre ai soliti conflitti egemonici tra sigle, anche gravi dissensi interni e scissioni e tendenze centraliste; alcuni come il “centro studi “Ferruccio Cargnelutti di Udine” dà del sindacalismo di base un giudizio impietoso:

“Una miriade di piccole organizzazioni rissose, guidate da segretari generali a vita (che non abbandonano lo scettro neppure quando senescenti ed abbondantemente in età pensionabile), sempre pronte alla scissione ed all’espulsione delle minoranze critiche. Questa l’impietosa fotografia del sindacalismo di base oggi”
“Un fattore non piccolo della degenerazione del sindacalismo di base è data dal modello neocorporativo, che si basa sulla riscossione delle quote associative da parte dei datori di lavoro e su altre risorse (distacchi, permessi…) concesse – non certo gratuitamente – dalla controparte padronale.”
“I maggiori pensatori libertari avevano evidenziato i pericoli insiti nella nascita di un ceto di burocrati che inevitabilmente avrebbe anteposto i propri interessi di consorteria a quelli dei “rappresentati”.
L’epoca pionieristica di un sindacato conflittuale come quello degli IWW è lontana, ma ciò non ci deve impedire di rifiutare  strutture gerarchiche consolidate, riproponendo con forza il principio di democrazia diretta e partecipativa dei lavoratori, i soli titolati a deliberare le strategie dell’organizzazione sindacale e a scegliere i propri organi esecutivi.

Non si tratta di riproporre pedissequamente l’esperienza di un sindacato rivoluzionario come quello degli IWW, ma cercare di imporre un organizzazione sindacale che sappia difendere in maniera seria e coerente gli interessi immediati dei lavoratori è una battaglia che si può e si deve fare.
Dall’inizio delle crisi finanziarie nel 2008 sono stati persi più di 61 milioni di posti di lavoro nel mondo e il numero dei disoccupati a livello mondiale continua a salire sfondando il tetto di 200 milioni , mentre  quasi un miliardo di lavoratori guadagnano meno di 2 (due) dollari al giorno ed altri 375 milioni  non superano un dollaro e 25 centesimi  di retribuzione giornaliera, ci sono inoltre 160 milioni di bambini costretti a lavorare in condizioni di lavoro inimmaginabili si comprende bene come il sistema capitalista sia incompatibile con una qualsiasi forma di civiltà umana.
Di fronte all’attacco del capitalismo globale, sono necessari solidi e stabili legami internazionali con le organizzazioni  di lotta, attive in altri Paesi.
Mentre le strutture messe in piedi dai capitalisti internazionali cominciano a scricchiolare, vedi ad esempio la Brexit, i lavoratori devono saper rispondere con delle proprie strutture organizzative sempre più vaste e strutturate, la Cub-Trasporti  è  coinvolta in duro lavoro di collegamento internazionale con
realtà sindacali di lotta di tutto il mondo, attività consolidatasi  in una rete mondiale dei lavoratori  dei trasporti.  In Italia molti sindacati, anche fra quelli di base,  sono oggi diventati dei simulacri della rappresentanza dei lavoratori,  impegnati soprattutto a gestire Caf e Patronati, divenendo  ormai  delle mere agenzie di servizi.
Contemporaneamente il mondo del lavoro ha subito drastiche trasformazioni, alle vecchie figure professionali, ai mestieri si sono sostituiti lavoratori de-professionalizzati, precari e sottopagati,   senza diritti o tutele, fra cui molti lavoratori immigrati;  senza contare le centinaia di migliaia di lavoratori a nero.
E’ evidente che per rispondere a tutto è necessario fare un passo avanti, sia nei programmi sia nella struttura organizzativa del sindacalismo di base.
Come ferrovieri Cub intendiamo continuare a lottare, con un’azione unitaria e solidale, contro privatizzazioni e speculazioni, contrapponendo alle logiche di potere, ricatto e sfruttamento, una piattaforma di rivendicazioni, nata dal confronto diretto con i  lavoratori di tutta Italia.

Vincenzo Messina – Cub Trasporti Liguria